𝘓𝘢 𝘴𝘦𝘯𝘵𝘦𝘯𝘻𝘢 𝘥𝘦𝘭𝘭𝘢 𝘴𝘦𝘵𝘵𝘪𝘮𝘢𝘯𝘢
Ufficio Legale
Diritto e Lavoro n. 336 17 marzo 2025 – Anno VIII
La Cassazione ha richiamato un’importante sentenza della Corte Costituzionale (n.170 del 2023).
In essa questa Corte ha affermato come posta elettronica e messaggi inviati tramite l’applicazione WhatsApp rientrino a pieno titolo nella sfera di protezione dell’articolo 15 Cost. apparendo del tutto assimilabili a lettere o biglietti chiusi.
Nella tradizionale corrispondenza epistolare la segretezza è garantita dall’inserimento del plico cartaceo in una busta chiusa, qui è assicurata dal fatto che la posta elettronica viene inviata a una specifica casella di posta accessibile solo al destinatario.
I𝗹 𝗺𝗲𝘀𝘀𝗮𝗴𝗴𝗶𝗼 𝗪𝗵𝗮𝘁𝘀𝗔𝗽𝗽 è anch’esso accessibile solo al soggetto che abbia la disponibilità del dispositivo elettronico di destinazione.
I 𝗺𝗲𝘀𝘀𝗮𝗴𝗴𝗶 𝘀𝗰𝗮𝗺𝗯𝗶𝗮𝘁𝗶 𝗶𝗻 𝘂𝗻𝗮 𝗰𝗵𝗮𝘁 𝗽𝗿𝗶𝘃𝗮𝘁𝗮, seppure contenenti commenti offensivi, 𝗻𝗼𝗻 𝗰𝗼𝘀𝘁𝗶𝘁𝘂𝗶𝘀𝗰𝗼𝗻𝗼 𝗴𝗶𝘂𝘀𝘁𝗮 𝗰𝗮𝘂𝘀𝗮 𝗱𝗶 𝗿𝗲𝗰𝗲𝘀𝘀𝗼 poiché vanno considerati come corrispondenza privata chiusa e inviolabile e sono inidonei a realizzare una condotta diffamatoria.
La condotta contestata al dipendente è riconducibile alla libertà, costituzionalmente garantita, di comunicare riservatamente.
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